Fare pace con il Chianti, e anche qualcosa di più

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di Manuela Pascucci

Correva l’anno 2005 avevo 33 anni. Ancora lontana dal corso da sommelier e da tutto quello che conosco ora ma già interessata a quello che un vino poteva darmi, soprattutto in abbinamento a del buon cibo.

In quel periodo per me il vino era prevalentemente rosso (ora mi dichiaro bianchista convinta) ed era prevalentemente Puglia e Toscana.

Proprio su quest’ultima regione si concentrarono i miei interessi enoici. Si decise per un giro nel territorio del Gallo Nero. Quello che ricordo distintamente è un favoloso filetto lardellato, gustato a Greve in Chianti, ed il tintinnio delle bottiglie in macchina nel ritorno verso la capitale.

Da allora il Chianti ha perso per me interesse. L’ho lasciato in un angolo a decantare. Ho degustato qualcosa qui e lì senza però esserne convinta a sufficienza per acquistarne.

Arrivo al 2013, decido per il corso da sommelier e il Chianti rientra prepotentemente nella mia vita. Qualche assaggio ancora e niente, non riesco proprio a farmelo piacere. Lo trovo cambiato, diverso, complice la crisi che subisce e le modifiche al disciplinare.

Febbraio 2019, mi trovo in Toscana nella settimana delle anteprime di tutti i vini della regione, dal Nobile di Montepulciano al Brunello… al Chianti. Decido che forse è arrivato il momento di ritentare. Con una consapevolezza diversa e con qualche consiglio valido da parte di chi il territorio lo vive, amici che da semplici nick di instagram sono diventati volti reali, partecipo all’Anteprima del Chianti Classico in scena alla Leopolda di Firenze ed è qui che grazie a Lorenzo (@lorenzoparenti su instagram) e Simona (@simonagsommelier.ais) posso ora raccontare alcuni assaggi sparsi che mi hanno fatto fare pace col Chianti e desiderare di averne qualche bottiglia in cantina, insomma di seguito trovate tutto quello che mi è piaciuto.

Castello Vicchiomaggio:

Chianti Classico Guado Alto 2017 (5.000 bottiglie) – colore rosso rubino con riflessi porpora, al naso frutti di bosco, tabacco e caffè. Il tannino è vellutato e piacevole. Persistente.

Chianti Classico Riserva Agostino Petri 2015 (35.000 bottiglie) – fa prima barrique usate poi botti di medie dimensioni e infine almeno 4 mesi in bottiglia prima di essere portato a scaffale. Colore rosso rubino, al naso ciliegia matura e frutti di bosco. Tannini presenti e astrigenti.

Chianti Classico Gran Selezione La Prima 2015 (8.000 bottiglie) – il più elegante di tutti, Sangiovese e Merlot vinificati in acciaio a contatto con le bucce per 15 giorni. Affina 18 mesi in barrique nuove ed 8 mesi in bottiglia. Rubino splendido, al naso marasca e frutta rossa matura. Belli anche i tannini vellutati e rotondi.

Colle Bereto

Chianti Classico Colle Bereto 2016 (45.000 bottiglie) – Sangiovese ed una piccola parte di Colorino. Colore violaceo intenso, stessa intensità di frutta al naso ed in bocca. Lunghissimo.

 

Il Poggiolino

Chianti Classico Il Classico 2016 (40.000 bottiglie) – Sangiovese e Colorino vinificati separatamente e poi assemblati prima dell’invecchiamento in botti di rovere. Un Chianti che potremmo definire tradizionale.

Chianti Classico Riserva 2011 – sempre Sangiovese e Colorino ma qui la barrique è nuova e lascia quella leggera vaniglia che in questo vino non dispiace affatto

Chianti Classico Riserva 2004 – la bottiglia più interessante della selezione de Il Poggiolino, del resto nella zona è stata una gran bella annata. Sole, qualche pioggia e una buona escursione termica notturna hanno contribuito alla nascita di questa riserva. Se ne trovate qualche bottiglia prendetela senza remore.

 

Montesecondo

Chianti Classico Montesecondo 2017 (19.000 bottiglie) – azienda biodinamica, Sangiovese prodotto in anfora per 6 mesi a contatto con le bucce. Un vino che puoi aspettare anche dieci anni e lui aspetterà te.

Il Rospo 2016 – un Cabernet Sauvignon toscano selvaggio e delicato, che vuole esprimersi come un sussurro invece del solito sfacciato urlare tipico del vitigno, che si intuisce ma che lascia spazio alla terra. Ho chiuso gli occhi, inspirato profodamente e il suo naso ce l’ho impresso nella mente. Il Rospo diventa un principe.

 

Querciabella

Lo so dovrei parlarvi del Chianti ma non è colpa mia se da bianchista convinta quello che mi ha colpito è stato il

Batàr IGT Toscana – 50% Pinot Bianco e 50% Chardonnay (12.000 bottiglie), indimenticabile. Un bianco stile Borgogna, così scrivono quelli bravi. Io vi posso solo dire che provandolo per la prima volta non avrei smesso di berlo. Frutta e legno abilmente combinati. Ma è risaputo che io ho una predilezione per i bianchi che fanno legno.

 

Ho fatto finalmente pace col Chianti dunque, e con la Toscana, e non mi sembra cosa da poco.

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